Farnesina ai Baullari
Farnesina ai Baullari
L’attuale sede del Museo Barracco è un’elegante palazzina rinascimentale che Thomas Le Roy, prelato di origine bretone, costruì per propria dimora privata nel 1523. Le Roy, Regis in latino, era venuto a Roma al seguito dell’imperatore Carlo VII, ed aveva conquistato la stima della Curia Romana per aver collaborato alla stipula del concordato del 1516 fra papa Leone X e l’imperatore Francesco I. In riconoscimento della sua attività diplomatica, gli fu concesso di riprodurre nel suo stemma il simbolo della terra di Francia, “il giglio”, che vediamo scolpito sui marcapiani dell’edificio in alternanza con l’ermellino, simbolo della sua terra. Da questo elemento decorativo nasce il nome di Piccola Farnesina ai Baullari, in assonanza con il vicino palazzo Farnese e in riferimento alla zona dove sorge, denominata appunto del Baullari.
Per un disegno conservato presso gli Uffizi a Firenze la progettazione dell’edificio viene tradizionalmente attribuita ad Antonio da Sangallo anche se non esistono ulteriori documenti di conferma a tale tesi.
Le Roy non dimorò mai nell’edificio e ben presto i suoi eredi lo vendettero ad altri.
Fra le famiglie nobili che ebbero la proprietà, vanno ricordati i Silvestri, d’origine abruzzese, che sottolinearono la loro presenza con la realizzazione di affreschi ancora oggi presenti nella loggia del primo piano eseguiti intorno ai primi anni del ’700. Un putto regge in mano uno scorpione simbolo dello stemma dei Silvestri, nelle lunette laterali si notano le Api proprie della Famiglia Barberini con cui i Silvestri erano imparentati.
La palazzina divenne proprietà del Conte Linotte nella prima metà dell’Ottocento, venduta in seguito all’avvocato Iorio, nel 1885 il Comune di Roma l’acquistò dagli eredi di quest’ultimo, dovendo intervenire nella zona per le esigenze del nuovo piano regolatore.
Roma era Capitale d’Italia da pochi anni e bisognava realizzare il tracciato di Corso Vittorio: furono demolite le case Tomarozzi, che risultavano adiacenti alla Farnesina e quest’ultima acquistata dal Comune divenne monumento nazionale.
L’attuale sistemazione del palazzo, si deve alla realizzazione del progetto di recupero dell’architetto Guj, che riportò all’origine i tetti, creò un secondo ingresso su piazza dei Baullari,compose la facciata su Corso Vittorio a immagine e somiglianza del prospetto cinquecentesco di Vicolo dell’Aquila.
Durante i lavori per la realizzazione della rampa su piazza dei Baullari vennero in luce alcuni resti architettonici di un edificio di epoca tardo-romana.
Sede di numerose istituzioni, solo nel 1948 la palazzina venne utilizzata come spazio espositivo museale, quando fu riallestita la collezione archeologica che il Barone Giovanni Barracco aveva donato al Comune di Roma nel lontano 1904. La preziosa raccolta di sculture chiusa ed imballata in casse, nei magazzini dei Musei Capitolini durante la 2° guerra mondiale, risultava non avere più una collocazione,dal momento che il raffinato edificio dove era stata collocata, era stato demolito nel 1938 per esigenze di piano regolatore.
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