Museo Barracco

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Giovanni Barracco

Giovanni Barracco era nato il 28 aprile 1829 a Isola Capo Rizzuto da nobile famiglia, che vantava discendenze normanne.
Avviato agli studi giuridici per tradizione familiare, ebbe una particolare predilezione per la storia antica. Ricevette un’educazione accurata e severa. Studiò il greco e il latino privatamente e proseguì la sua formazione a Napoli, dove il padre don Ferdinando, inserito nella corte del re, ricopriva numerose cariche onorifiche. Sensibile ai fermenti rivoluzionari, fece parte con la gioventù napoletana di quel gruppo di culturali che combattevano per la libertà del popolo. Barracco diventerà senatore durante la formazione del Regno d’Italia nel primo Parlamento della Nazione.
Barracco, incontrando a Napoli Giuseppe Fiorelli, segretario del Conte Leopoldo e direttore degli scavi di Cuma, ebbe modo di coltivare la sua passione per gli studi archeologici. L’illustre archeologo, era stato nominato Direttore del Museo di Napoli e aveva dato l’avvio ai nuovi scavi di Pompei, dopo la caduta del regno borbonico. Fiorelli fu prodigo di consigli e di aiuti al giovane collezionista, che, oltre ad accogliere una vastissima biblioteca con testi di Eschilo, Virgilio, Omero e altri, iniziava a dedicarsi all’acquisto di opere d’arte.
Barracco ebbe una vita politica intensa e quando, nel 1860, la sua famiglia contribuì alle spese dei garibaldini per la liberazione del Regno, Barracco iniziò la sua attività pubblica. Nel 1861, a soli 32 anni, fu eletto deputato al Parlamento Italiano, quale rappresentante dei collegi di Spezzano Calabro e di Crotone. Dopo un breve periodo in cui la Destra Storica era andata al potere, tornerà alla camera dal 1880 al 1886 quando sarà nominato Senatore. In qualità di questore del Senato, fino al 1904, partecipò alla ristrutturazione di Palazzo Madama, progettata e diretta dall’architetto Koch.
Barracco diviene collezionista col suo arrivo a Roma nel 1870. Prende in affitto un appartamento in via del Corso 160, vicino Montecitorio. La casa era composta da un ampio ingresso che dava su un vasto salotto, a cui era annesso lo studio. Dal salotto e dall’ingresso si accedeva alla camera da letto. In questa stanza troneggiava un bellissimo dipinto di Piero da Cosimo raffigurante La Maddalena. Quest’opera, come scrisse Barracco in una sua pubblicazione, fu donata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Palazzo Barberini. Barracco acquistò opere d’arte sia sul mercato antiquario, sia dai grandi scavi archeologici che coinvolgevano la città. Barracco, nel formare la sua collezione, si avvalse di consigli di uomini competenti, come Wolfgang Helbig, direttore del Museo Archeologico Germanico e Ludwig Pollak, celebre esperto d’art; che sarebbe diventato nel 1904 il primo direttore del Museo. Le opere d’arte raccolte, Barracco le distribuì negli ambienti e ogni pezzo fu corredato di supporto o di bacheca espositiva. Nel 1893 fu pubblicato il primo Catalogo della collezione redatto da Giovanni Barracco e Wolfgang Helbig e dedicato alla Regina Margherita.
Barracco, scrittore di saggi e lettere di cui il Museo conserva copie nella biblioteca, coltivò nella sua lunga e intensa vita molteplici interessi: scalatore del Monte Bianco e del Monte Rosa, fu uno dei fondatori del Club Alpino Italiano.
Barracco, come uomo politico fu anche impegnato nella salvaguardia dei beni culturali; partecipò alla stesura della Legge Coppino, e alla stesura del progetto della Passeggiata Archeologica a Roma.
Non avendo eredi diretti decise di donare la sua collezione al Comune di Roma, che lo insignì della Cittadinanza Onoraria Romana e gli concesse un’area, in corso Vittorio Emanuele II di fronte a S. Giovanni dei Fiorentini. Il Museo fu progettato da Gaetano Koch, e si presentava come tempio di tipo greco. Fu chiamato museo di scultura antica per volontà del Barracco ed era il primo museo d’Italia dotato di riscaldamento. Barracco impose a Koch alcune esigenze espositive, pertanto l’edificio era dotato di ampie vetrate per una corretta illuminazione delle opere, e le basi erano girevoli per permettere la visione a tutto tondo di alcune sculture. Il Museo inoltre era dotato di una biblioteca, quella personale di Barracco. L’allestimento non teneva in considerazione un percorso cronologico, ma uno spazio volumetrico di forme e di ingombro. Barracco seguì il Museo per circa dieci anni, trasferendo la sua abitazione a Corso Vittorio Emanuele II, e arricchì la collezione con la collaborazione di Ludwig Pollak, che dirigeva il Museo. I diari di Pollak, conservati presso il Museo, sono un documento esplicativo della storia del Museo. Il Comune di Roma, per il completamento di Corso Vittorio, decise di demolire il Museo nel 1938. La collezione fu rifugiata prima presso l’Osteria dell’Orso e poi nei magazzini dei Musei Capitolini, dove rimase fino al 1948, quando Antonio Maria Colini e Carlo Pietrangeli, Direttore e Ispettore delle Belle Arti del Comune di Roma la riallestirono nell’attuale sede: la Farnesina ai Baullari. Nel 1914 Giovanni Barracco moriva, lasciando scritto nel suo testamento che i suoi eredi, avrebbero dovuto acquistare alcune pubblicazioni per la biblioteca del Museo, del quale sarebbe rimasto direttore Pollak. Le volontà testamentarie del barone furono pubblicate con atto della Pretura di Roma del 5 marzo 1914 e nel quale fu redatto l’inventario di tutta la raccolta.

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Museo Barracco, corso Vittorio Emanuele 166/A - 00186 Roma - Tel. 060608

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